Catinaccio, Latemar, massiccio dolomiti altoatesine

Catinaccio, Latemar, dolomiti altoatesine

Il nome “Catinaccio” è nato dalla parola ladina “ciadinàc” che significa conca di montagna.

Gruppi montuosi del Catinaccio e del Latemar fanno parte delle Dolomiti occidentali, assieme ai gruppi delle Pale di San Martino, il più vasto, la Marmolada, il Sella, il Sasso Lungo, Il Púez, l’Odle, la Putia e la Plose. Il territorio è attraversato dalla Grande Strada delle Dolomiti, una delle strade turistiche più conosciute che collega Bolzano con Cortina d’Ampezzo offrendo stupende visuali panoramiche. La zona gode in un’ottima organizzazione turistica sia dal punto di vista ricettivo che sportivo.
Numerosi sentieri si innervano sulle montagne attraversando boschi e prati con grande varietà di panorami e gli alpinisti più coraggiosi hanno anche la possibilità di cimentarsi in ardimentose scalate di roccia.

Il Gruppo del Catinaccio è noto per la meravigliosa colorazione che varia dalle tonalità del rosa, del rosso e del viola delle sue pareti rocciose all’alba e al tramonto. Il nome Catinaccio deriva dal fatto che la neve sembra raccolta in un catino, mentre in tedesco prende il nome di Rosengarten, “Giardino di Rose”.
Questo nome deriva dalla leggenda di Re Laurino, che possedeva in questi luoghi un giardino di rose.

La leggenda racconta che il re dei nani, abitanti delle viscere della terra,  vedendosi escluso dalla gita organizzata dal Re dell’Adige per trovare lo sposo della figlia Similde, decise di parteciparvi come ospite invisibile indossando una delle sue due armi segrete, una cappa che lo rendeva invisibile. Alla gita Laurino, incantato dalla bellezza della fanciulla, decise di rapirla. Subito i pretendenti si misero all’inseguimento per liberare Similde e si schierarono davanti al Giardino delle Rose.

Re Laurino per difendersi utilizzò la seconda arma magica, una cintura che gli dava la forza di dodici uomini.
Vedendo che comunque non riusciva a far fronte agli attacchi dei cavalieri, indossò la cappa e iniziò a saltellare nel giardino, ma i cavalieri lo individuarono dal movimento delle rose sotto le quali il re invisibile cercava di nascondersi e riuscirono ad afferrarlo.

Re Laurino adirato per la sua triste sorte, lanciò una maledizione contro il Rosengarten:  da quel momento nessun occhio umano avrebbe più potuto ammirarne la bellezza né di giorno né di notte.
Laurino però non nominò il tramonto e l’alba, così in questi due momenti del giorno si possono ancora ammirare sul Catinaccio i magici colori delle rose del Rosengarten.

Catinaccio

Catinaccio Dolomiti

Catinaccio – informazioni

Il Catinaccio confina ad est  con la Val di Fassa (da Campitello a Vigo di Fassa), a nord con le Valli Duron e di Tires, ad ovest con la Val d’Isarco, a sud con la Val d’Ega, la Val di Costalunga. Due valli solcano profondamente il gruppo dividendolo in più zone: la Val del Vaiolet e la Val Ciamin.
La cima più elevata è il Catinaccio d’Antermoia (Kessel Kogel) che raggiunge l’altezza di 3002 m. Affascinante paesaggio sono le famose Torri del Vaiolet, un tipico esempio di grande erosione e frastagliamento delle rocce dolomitiche.

La leggenda racconta che le Torri erano in epoche remote sontuosi palazzi e giardini fiabeschi,  luogo segreto di incontro delle streghe, che abbandonarono quando furono scoperte da un marito geloso e costrette a spostare i loro raduni presso il lago di Antermoia. Presso la Valle del Vaiolet si trova l’omonimo rifugio e il rifugio Preuss, da dove si può ammirare uno splendido paesaggio e da dove partire per escursioni di alta difficoltà con  tratti di arrampicate su roccia.
I più avventurosi potranno salire, dopo aver soggiornato negli hotel del Catinaccio, alle famose Torri del Vaiolet: la Torre Winkel a m. 2800, la Torre Stabeler a m. 2805 e Delago a m. 2790, al Catinaccio m. 2981, alla croda di Re Laurino m. 2813 e per i più impavidi al Catinaccio di Antermoia a m. 3002.

Latemar – informazioni

Latemar

Latemar Dolomiti

Affianco al Catinaccio al lato sud, il gruppo del Latemar confina a sud con la Val di Fiemme. Il gruppo si differenzia dai massicci dolomitici per il colore grigio chiaro della roccia. La cima più alta, il Cimon, raggiunge l’altezza di m. 2842 e si dispone con le altre vette a semicerchio, racchiudendo la Valsorda con pareti a gradinate, mentre verso l’esterno le pareti scendono a picco.
Verso sud-ovest le pareti rocciose si affacciano sulla Val di Fiemme in località Predazzo-Cavalese, mentre la Pala di Santa (m. 2488) di porfido scuro si protende verso ovest sul Passo di Lavazè. Un soggiorno negli hotel del Latemar permetterà di scoprire una natura affascinante.

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